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Anno:  2012
Altre info:  logo imdb  logo mymovies
Voto:  
    Il cavaliere oscuro - Il ritorno (2012) on IMDb

Sono passati otto anni da quando Batman è svanito nella notte, trasformandosi in un istante da eroe a fuggitivo. Prendendosi la colpa della morte del procuratore Harvey Dent, il Cavaliere oscuro ha sacrificato tutto ciò per cui che lui e il Commissario Gordon avevano lavorato. Per un po' di tempo questa messa in scena ha funzionato e l'attività criminale di Gotham City è stata schiacciata dalla legge anti-criminale di Dent. Ma tutto cambierà con l'arrivo di un'astuta ladra con un misterioso piano e l'arrivo del ben più pericoloso Bane, un terrorista mascherato i cui spietati piani per Gotham costringono Bruce a uscire dal suo esilio volontario. Ma anche se indossa di nuovo il mantello e il cappuccio, Bane potrebbe rivelarsi un nemico troppo forte perfino per Batman.
Fonte

L’uscita del terzo e ultimo capitolo del Batman in versione Nolan, baciato da un successo planetario indiscutibile, permette alcune riflessioni sul cinema americano blockbuster. Non si può negare che il paesaggio con figure di Hollywood sia più rarefatto del previsto. È vero, come dicono in molti, che la produzione statunitense sembra essersi sclerotizzata nel dualismo tra film-evento e film molto piccoli, senza nulla in mezzo. Ma è altrettanto onesto ammettere che, nel calderone infuocato del blockbuster, ci sono operazioni molto differenti tra loro. Che cosa, in fondo, unisce film come Battlefield e Il cavaliere oscuro – Il ritorno? O Transformers e Il signore degli anelli? Ben poco, se si esclude l’appartenenza a quel genere fantastico che pare da molto tempo l’unico in grado di garantire alti incassi ai kolossal. In alcuni blockbuster esiste una tendenza più autoriale, che non viene certamente concessa dagli studios per amor di arte pura, e nemmeno per agitare un vero e proprio brand (che pure, con Nolan, esiste), quanto piuttosto per garantire a una saga o a una trilogia una “visione” comune, un uomo solo al comando, un regista in grado di imporre un gradiente tecnico, estetico e narrativo unificante (vedi, oltre a Nolan, Sam Raimi e Peter Jackson). Il che non significa che i produttori se ne stiano in silenzio – per esempio questo terzo capitolo reca con sé l’evidente ordine di scuderia di ridurre la violenza rappresentata, con stacchi e sublimazioni persino fastidiose di tutte le morti in scena, forse allo scopo di allargare ancora di più la platea degli spettatori. Si è trattato di un rischio, perché – arrivando finalmente a parlare di questo Batman – l’idea principale e vincente di Nolan è stata quella di portare sullo schermo un blockbuster adulto e rovinoso, martellante e metropolitano, livido e metallico. Il terzo capitolo, sia pure meno “malato” di Il cavaliere oscuro, con quel Joker terrorista e assassino, punta sulle stesse armi e anche i difetti tipici del cinema di Nolan (il senso di autoreferenzialità dei suoi mondi narrativi, spesso vicini alla monotonia) diventano nel corso del film sinonimo di compattezza, come un cemento a presa rapida che via via soffoca e avvince lo spettatore nella stratificazione di trame, personaggi, azione. Meno convulso del secondo episodio, più provocatorio nei confronti di Bruce Wayne, Il cavaliere oscuro – Il ritorno non può che prestarsi, vista la consapevolezza artistica del suo autore, a letture politico-ideologiche. Già il secondo capitolo aveva sortito effetti suggestivi, con interventi molto discussi di filosofi come Slavoj Zizek (che mescolava arditamente Batman e Julian Assange, uno contro l’altro), e stavolta Nolan deve aver pensato di spingere l’acceleratore sul tema, gettando in faccia allo spettatore un cattivo vicino a Robespierre e pronto a dare l’assalto alla Borsa di New York. Il pur controverso Batman di Nolan è certamente un ristabilizzatore, non un rivoluzionario, e con tutta evidenza (si veda la glorificazione della carica della polizia a un certo punto dell’opera) si candida a eroe conservatore, in contrasto con lo Spider-man di Raimi e ora di Webb, piuttosto democratici e quasi obamiani. Tutto ciò però è accademia, nel senso non peggiorativo del termine. Intanto speriamo che Hollywood prosegua nella costruzione di blockbuster pensanti e autoriali.
Di Roy Menarini

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